Campagna crowdfunding – Christian Bobin

copertina crowdfounding BOBIN-01

Cari amici e lettori,

ci accingiamo ad avviare una nuova campagna di crowdfunding con la quale chiediamo il vostro supporto al fine di pubblicare due nuovi libri dello scrittore francese Christian Bobin: “L’uomo del disastro” e “Resuscitare“.

Prevediamo di pubblicare questi due libri entro dicembre 2015. Abbiamo già acquisito i diritti dall’editore francese Gallimard, completato le traduzioni e stiamo ultimando grafica e impaginazione. Resta da compiere l’ultimo passo quello della stampa.

Quello che vi chiediamo per sostenerci è semplicemente di acquistare il libro o i libri in anticipo in modo tale da permetterci di chiudere il cerchio, portando al pubblico italiano queste altre due splendide opere.

Potete contribuire a questo proposito anche acquistando i precedenti libri dell’autore, per voi stessi se ancora non li avete o da regalare a coloro che amate, considerando anche l’approssimarsi del Natale.

Se vi sta a cuore vedere tradotte e pubblicate nella lingua italiana le numerose opere ancora non tradotte del nostro amato Christian Bobin, avete qui una opportunità per partecipare attivamente affinchè ciò si concretizzi.

Abbiamo scelto di utilizzare questa modalità di raccolta fondi per ultimare la stampa dei due nuovi libri non solo perchè siamo una piccola casa editrice con limitate risorse economiche ma anche perchè crediamo che il crowdfunding con l’acquisto anticipato dei libri, sia uno splendido modo di stabilire un rapporto virtuoso di vicinanza e reciprocità tra il lettore e la casa editrice sostenendosi a vicenda per realizzare un obiettivo comune: in questo caso leggere Bobin nella nostra lingua.

Vi ringraziamo anticipatapente per il vostro prezioso supporto. Di seguito alcune informazioni sui libri e sull’autore. 

Un caro saluto,

Giuseppe Conoci – AnimaMundi Edizioni – Otranto (Lecce)

Per info su tutti i libri in italiano dell’autore visitate il nostro sito: www.suonidalmondo.com

 

LINK CAMPAGNA CROWDFUNDING
https://www.produzionidalbasso.com/project/christian-bobin-nuove-pubblicazioni-1/

 

I  LIBRI

– RESUSCITARE (pubblicato nel 2003 da Gribaudi e da tempo fuori catalogo, il libro, un’opera intensa e poetica, tra le più belle dell’autore, torna ad essere disponibile da Dicembre grazie a una riedizione a cura di AnimaMundi) 

In “Resuscitare”, sin dalla prima pagina, l’autore ci accoglie nella propria stanza o luogo dell’anima: “Un letto di luce, una sedia di silenzio, una tavola di speranza, null’altro: così è la stanza in cui vive in affitto l’anima”. Resuscitare è per Bobin “preservare un sì alla vita” nonostante tutto, comunque e sempre. Una stima profonda per l’esistenza, per questo mondo che viene salvato dalle persone nascoste, come la bibliotecaria di sessant’anni che ricopre di plastica libri d’arte che nessuno richiede. Resuscitare è riconciliarsi con la propria vita, con la morte. Obbedire al tempo cercando una vita buona: “il giorno in cui acconsentiamo a un po’ di bontà è un giorno che la morte non potrà più strappare dal calendario”. Come gli occhi di Agnès o le sante che ha incontrato su questa terra: una bimba, una giovane e un’ anziana che nemmeno sanno di essere sante (…)  Bobin ci conduce anche là dove è la vita presente: in casa di amici, al museo Rodin, in un mercato, in libreria e in tanti altri luoghi. Lo incontriamo con la madre e la sorella. Con bambini e fanciulli come la petite H. con cui va a visitare il castello d’un poeta o i bambini che incontra per il catechismo. Tanti volti in situazioni diversissime: malati negli ospedali, sindaci e notabili della città, uomini d’affari. Tante e tante donne: l’amica S. che vorrebbe vivere una vita perfetta, l’altra che si racconta al caffè di Parigi. Coppie che si amano e coppie che hanno smesso di amarsi. Intorno a loro, passeri, tigli e magnolie: altrettante presenze.

(descrizione tratta dal blog unebibliothequedenuages di Maddalena Cavalleri)

 

– L’UOMO DEL DISASTROL’angelo, l’infanzia e Antonin Artaud  (uno splendido libro ispirato e dedicato alla figura di Antonin Artaud) – Traduzione di Maddalena Cavalleri – Testo originale francese a fronte.

Dove si toccano poesia e teatro, là si incontrano Bobin e Artaud. Sulla soglia dell’esperienza muta, dove si intrecciano urlo e sussurro. Artaud urla l’impossibilità di tradurre i propri pensieri in parole. Bobin gli sussurra, piano, che è possibile. Bobin cerca di far parlare Artaud, trovando una voce per lui che sia in contatto con il mondo della vita. Lo vede vivere in un deserto, e gli porta acqua fresca. Per non allontanare la follia di Artaud in un ideale estetizzato, Bobin gli mette a disposizione il suo linguaggio, riuscendo a recuperare la missione che ha spinto Artaud lungo tutta la sua vita: il senso di una scrittura poetica come scrittura del corpo.

Un estratto dal libro:

Procedevi così, misurando in lungo e in largo le grandi distese sterili della vita comune, passando oltre, con l’animo sofferente nella carne e la gola perforata dal gancio di una vecchia stella. Non c’era nessuno dentro di te. Non ci sarebbe mai stato nessuno di nome Antonin Artaud. Perdere era la strada, e molto presto iniziavi a sradicare la zizzania dai pensieri, raschiando il cervello fino all’osso. Assaporavi il raro privilegio di scomparire da vivo, divenendo tutt’uno con le felci nella stessa adorazione del vento che passa, prostrato davanti all’icona del sole. Nelle tue vene fecondate dal fulmine, il dio spargeva l’abbondanza di un dolore. Il tuo volto era levigato, divorato da dentro, simile a quello dei santi o dei semplici di spirito: políto da una pioggia scrosciante di pietre preziose. Non ti arrendevi mai all’allettante desiderio di un riposo e nella tua vita morire era l’estremo risveglio, l’offerta rivolta al cielo vuoto.”

“Forse te ne stavi così, stretto tra la morsa del tempo e dell’eternità: a urlare o a sorridere, a seconda di quanto, ora l’una ora l’altra, penetrassero nella tua carne. Di ciò che hai sofferto, ora resta solo un riverbero. Guardare te è guardare un’ora precisa del giorno, di qualsiasi giorno; leggere te è imparare a leggere – è inventare un’infanzia ferita, che nessuna conquista futura potrà snaturare.”

 

DICONO DI BOBIN:

Bobin fa venir voglia di scrivere. Cioè di vivere. Fa sentire che si può. Si può vivere con un mazzo di fiori, con una passeggiata, un acquazzone, vivere di un cavallo, una bambina, neve, libri… Con Bobin tornano a essere rituali le passeggiate, sacri i luoghi già visti, già annusati e misurati dai passi. Lui stesso dice di parlare di un tempo non registrato, il tempo della neve, il tempo della notte…. Bobin ci invita a una purificazione contemporanea, non contro qualcosa ma a spalla di qualcosa. Parla di bel silenzio sonnambulo, quel silenzio che dorme dentro di noi tutto squarciato dall’obbligo di parlare, di avere risposte pronte, di essere intelligenti a orario, di essere sociali.”    CHANDRA LIVIA CANDIANI

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Bobin è fra coloro che hanno il compito di portare in salvo due entità così vessate dall’onnipresente impero: la lingua, la sfinita vitalità della lingua e quella che potremmo chiamare la salute ritmica del mondo, attaccata ora da quella misteriosa, sinistra forza che ci impone una generale corsa, una generale fretta, ed una conseguente mancanza di cura, di profondità, di compassione, di ispirazione – tutte entità che richiedono una ritmica lenta, di ascolto, di attesa, di rivelazione. Per questo mi rinfresca leggere Bobin: ho sempre l’impressione di una bolla di terra ferma e assolata, ombreggiata, stellata, nel bel mezzo di un prepotente, coatto sgambettare di tutto.” MARIANGELA GUALTIERI

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Vi sono autori riguardo ai quali il leggerli è quasi un offenderli, uno sporcarli. C’è una purezza che ad accostarla troppo ti fa sentire indegno nell’intrattenere una qualche forma di rapporto – anche pure di distanza – con essa. Tra questi autori, sicuramente vi è Christian Bobin. La cui scrittura riesce a raggiungere un’altezza, che è altezza sottile prima che letteraria, giunge a trasformarsi in un’elogio tale della semplicità che ad avvicinarla, l’esito non è, come ci si aspetterebbe, un conclusivo ristoro in se stessi, ma primariamente un principio di tremore, quel senso del tremendum che è proprio dell’accostamento al sacro. In questo caso la sacralità dell’assolutamente manifesto e nudo darsi dell’evento.” GIANFRANCO BERTAGNI

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Parole dette nel totale silenzio della scrittura, e sentite nella solitudine della lettura, possono consentire una condivisione di rara potenza. Tutti abitiamo un luogo più profondo di quello che la società umana ci fa credere e Bobin è maestro nel ricordarcelo.” ANDRES NEUMANN