Editori Amici

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    Allucinogeni di origine vegetale

    Molti sono gli strumenti che modificano la coscienza e forse il più importante di tutti, per antichità, per universalità, è stato l’uso di vegetali psicoattivi: in ogni parte del mondo sono diffuse piante e funghi il cui consumo produce visioni, allucinazioni e profondi stati emozionali diversi. In tutti i continenti sono esistite – e continuano a esistere – culture che utilizzano questi vegetali per trascendere la realtà ordinaria. La razza umana li ha immediatamente utilizzati; “immediatamente” nel senso di “senza mediazione”: non vi era bisogno di particolari elaborazioni per accettarli, perché essi erano “cibo”, un qualcosa da immettere nel corpo per vivere. Questa eredità biologica, senza distinzione di razza o popolo, non ha alcun bisogno di particolari spiegazioni circa la sua utilità: queste sostanze stimolano la mente, e l’uomo ha imparato nella fondamentale lotta per la sopravvivenza che con le sole mani, le sole gambe, il solo corpo, non può vincere: lo può solo con la mente, con la coscienza.

    Gilberto Camilla

    25.00
    Editore : Nautilus
    Autore : Gilberto Camilla
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    Rospi. Molti di questi animaletti hanno nelle loro ghiandole cutanee una sostanza allucinogena. L’uso di questa sostanza, estratta dal Bufo Alvarius, è ampiamente documentato nelle Americhe dove il culto del rospo/dio psichedelico era molto diffuso, tanto da mantenere a palude vaste aree per permetterne un normale e costante rifornimento. Lo sanno anche i bambini che la coda di rospo è un ingrediente molto volentieri presente nei calderoni di streghe e fattucchiere. Anche oggi il rospo è utilizzato (non in Italia e in contesti non ritualizzati) e la parte centrale di questo lavoro parla proprio di questo, di come praticamente si estrae e si usa l’allucinogeno del rospo. Oltre a questo testo, il lavoro comprende un’introduzione sugli aspetti culturali legati al rospo psichedelico nelle società tradizionali e in Occidente, una scheda sugli agenti psicoattivi ed una bibliografia specifica.

    2.30
    Editore : Nautilus
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    Per una storia della canapa indiana in Italia 1845-1948

    A seguito della scoperta di documenti inediti del secolo scorso, torna alla luce l’origine del rapporto dell’Italia moderna con la cannabis indica (marijuana). Un pezzo di storia della medicina italiana del tutto rimosso; un corposo insieme di esperienze, di studi e di terapie mediche con la cannabis affatto secondario all’interesse nei confronti di questa pianta. Milano è il fulcro delle prime autosperimentazioni (sin dal 1847), dei primi “viaggi” e dei primi tentativi terapeutici a base di hashish. Vi sono coinvolti i più eminenti nomi della classe medica di quei tempi: Giovanni Polli, Carlo Erba, Andrea Verga, Cesare Lombroso, Filippo Lussana, ecc. Per la prima volta in forma integrale vengono presentate le descrizioni delle esperienze personali lasciateci da questi primi “psiconauti” cannabinici, intrise di entusiasmi, di speranze, di innocenza, di poesia. Il testo prosegue con l’esposizione di altri eventi occorsi nel corso di un secolo, nel tentativo di offrire un contributo alla conoscenza della storia italiana della canapa indiana, indispensabile per una corretta visione e per una coerente soluzione della problematica “questione cannabis”.

    Giorgio Samorini

    11.00
    Editore : Nautilus
    Autore : Giorgio Samorini
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    Le droghe nella vita e nell’opera di P. K. Dick

    La critica letteraria ha tramandato un’immagine di P.K. Dick corrispondente a quella di un esperto di droghe, che spesso componeva le sue opere sotto i loro effetti. Se questa immagine è vera relativamente ai farmaci e alle amfetamine, per quanto riguarda gli allucinogeni sembra che le sue esperienze non siano state frequenti. Tuttavia gli effetti delle droghe erano funzionali ai temi delle sue opere, in particolare al concetto di realtà e tempo e al fenomeno religioso in senso generale. Il presente testo individua le droghe che l’autore ha o avrebbe utilizzato durante la sua vita (amfetamine e derivati, LSD, mescalina, funghi, fenciclidina, protossido di azoto, cannabis e altre sostanze) e raccoglie i riferimenti alle droghe contenuti nelle sue opere (LSD e derivati ergotici, mescalina, funghi, droghe traslazionali, droghe temporali, droghe della realtà, droghe di specifiche attività mentali, droghe dell’esperienza religiosa, droghe dissocianti, droghe stimolanti e altre droghe), contestualizzandole con dati esplicativi perlopiú non disponibili durante il periodo in cui l’autore scriveva.

    Gianluca Toro

    13.00
    Editore : Nautilus
    Autore : Gianluca Toro
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    Fino a questo momento, sono state scoperte e utilizzate centinaia di piante psicoattive. Piante allucinogene, afrodisiache, sedative, eccitanti, le cui foglie, fiori o radici, contengono principi attivi largamente conosciuti e apprezzati in ogni latitudine e cultura. Parte integrante nei rituali di molti culti e religioni, utilizzate per curare malattie e lenire sofferenze, le piante psicoattive sono state determinanti nello sviluppo culturale, sociale e materiale del genere umano. Anche il territorio italiano è ricco di questa flora.

    In passato queste piante venivano ampiamente studiate e usate da medici, guaritori, gente comune; su di esse sono nati miti, imposti tabù, fiorite leggende, innalzati roghi. Oggi si utilizzano per lo più per estrarne i principi attivi o sono state soppiantate da sostanze chimiche più efficaci, diffuse e gestite diversamente di un tempo.

    Alcune sono molto note – belladonna, stramonio – altre come la lattuga o la ninfea molto meno, altre ancora, data la bassissima presenza in esse di principi psicoattivi del tutto sconosciute; in ogni caso sempre meno fanno parte del bagaglio di conoscenze diffuse.

    20.00
    Editore : Nautilus
    Anno : 2010