crescere – col canto e con l’amore

Ho saputo molto presto quello che non volevo. Corrispondeva all’insieme di ciò che mi veniva proposto come futuro. Un matrimonio, un lavoro. Degli oggetti, un orario. I vivi che si accontentano di così poco fingono di vivere: ecco quello che pensavo allora. Oggi è per me altrettanto evidente che i morti fanno finta di essere morti. Né gli uni né gli altri mi sembrano assolutamente reali. Ai vivi come ai morti manca qualcosa. A volte scrivere offre una percezione acutissima di ciò. Non posso scrivere che costretto, dietro la spinta di una gioia. Non tutte le scritture sono così. Molte sono come le ruote di un vecchio mulino, messe in moto dalle acque muscose del risentimento. Quando, da minuscoli dettagli, sempre più numerosi, mi è stata segnalata l’uscita dall’infanzia, ho incominciato a simulare unico modo per sopravvivere in questa società. Negli anni in cui facevo finta di studiare, ho letto molti filosofi. Cosa mi è rimasto di quelle letture? Cosa resta delle notti bellamente perdute a leggere? Un barlume di luce. Nella strada in cui sono cresciuto, su un marciapiede vicino alla casa della mia infanzia, c’erano alcune crepe. Ci sono ancora oggi. Passavo delle ore a fantasticare sulle loro forme, a gettarvi dentro delle biglie. Nutro più amore per queste fenditure che per la maggior parte dei grandi autori. Do il mio amore a ciò che mi dà gioia. Leggendo Spinoza, ho provato quasi altrettanta gioia che a giocare con le biglie. Non mi ricordo più questa lettura nei dettagli. Ricordo solo con gratitudine l’afflato di quest’uomo e qualcosa che egli pensava a proposito della gioia – o piuttosto che raccontava: pensare è solo un modo un po’ austero di raccontare. Egli afferma che nella gioia accresciamo il nostro essere. Ebbene, io scrivo con quest’unico proposito: crescere – col canto e con l’amore. Quello che la pioggia, la neve e il sole fanno a un marciapiede, crepandolo e permettendo all’erbetta di trapelare dalle fessure, è quello che piace fare a me col foglio bianco. E per il resto, indifferenza, astensione. Per il resto faccio come tutti: fingo.

Christian Bobin Autoritratto al radiatore