Intervista a Giuseppe Conoci, fondatore della casa editrice AnimaMundi

Alida Airaghi, collaboratrice di Sololibri.net, ha posto alcuni quesiti a Giuseppe Conoci, fondatore della casa editrice AnimaMundi, che ha spiegato qualcosa in più sul suo modo di lavorare.

Abbiamo posto alcune domande a Giuseppe Conoci che ci racconta come è nata la casa editrice da lui fondata, AnimaMundi e quali sono i principali traguardi raggiunti fino a questo momento.

 

Quando e dove è stata fondata la vostra casa editrice, per iniziativa di chi e con quali motivazioni e finalità?

La casa editrice AnimaMundi è nata nel 2003 inizialmente con l’intenzione di pubblicare un album musicale, “La ballade de Ninour”, del gruppo francese Les Troublamours, conosciuto per caso una sera d’estate nei vicoli del centro storico di Otranto. Negli anni successivi AM ha continuato a crescere come etichetta discografica, pubblicando alcuni tra i più significativi progetti musicali di riproposta della tradizione musicale salentina.
In seguito ci sono state alcune sporadiche esperienze di pubblicazione di libri:nel 2008 un libro fotografico “Verso Sud” (di Marilena Cataldini, Marina Pizzarelli, Caterina Gerardi con un documentario allegato in dvd della regista Caterina Gerardi) sul Salento visto dagli occhi di vari artisti non salentini risiedenti qui e nel 2010 un saggio sul conflitto come strumento di trasformazione sociale a cura dello psicologo americano Arnold Mindell “Essere nel fuoco. Conflitto e diversità come strumenti di trasformazione sociale”, ma il passaggio reale da etichetta discografica a casa editrice è avvenuto in maniera netta dal 2012 in poi, a seguito dell’incontro con un altro francese, lo scrittore Christian Bobin, un incontro avvenuto sulle pagine di un suo libro “Consumazione, un temporale” che è stato per me come una folgorazione. È stato uno degli incontri più profondi e generativi della mia vita.

Mentre leggevo quelle pagine sentivo di aver incontrato uno scrittore diverso da tutti gli altri, un essere umano vero, qualcuno che non finge ma al contrario cerca attraverso la scrittura di aprire un cammino fraterno verso il lettore. La sua scrittura mi ha toccato profondamente, mentre leggevo i suoi libri sentivo che lì c’era qualcosa di diverso da tutte le altre letture che avevo fatto precedentemente. E dopo aver letto tutto quanto era stato già pubblicato di lui in italiano ho preso la decisione di cominciare a pubblicare i suoi libri ancora non tradotti con la mia già esistente casa editrice. E così gradualmente ma sempre più marcatamente è avvenuto il passaggio dalle pubblicazioni musicali a quelle letterarie. In questo passaggio e nel lavoro di traduzione dei primi libri di Bobin è stato cruciale il supporto ricevuto da Maddalena Cavalleri e da Lorenzo Gobbi. È con loro che ho iniziato questa appassionata avventura editoriale.

 

Quante persone collaborano al vostro progetto?

Attualmente 6 persone, se consideriamo anche le persone che lavorano alla traduzione dei libri di Bobin.

 

Quali collane sono presenti nel vostro catalogo? Pubblicate anche ebook? Avete un blog e come è organizzato?

Il nostro catalogo è attualmente composto da tre collane: la collana “scrittura nuda”, la collana “piccole gigantesche cose” e la collana “les cahiers dessinés”. Sì, pubblichiamo i nostri libri anche in formato ebook, però non siamo sempre al passo con le pubblicazioni cartacee e talvolta esce prima il libro nel formato cartaceo e dopo un po’ quello in versione ebook. Non abbiamo al momento un blog, ma è nostra intenzione crearne uno dove condividere con i lettori anteprime di pubblicazioni, testi inediti, fotografie, interviste, recensioni e quant’altro.

 

Qual è stato il vostro libro che ha riscosso più successo, di pubblico e di critica? In che modo riuscite a pubblicizzare i vostri prodotti? Le fiere e le kermesse editoriali servono o è più efficace la comunicazione sui social?

Autoritratto al radiatore di Christian Bobin è su tutti il nostro libro oggi più venduto e più amato. È il primo libro di Bobin che abbiamo pubblicato, il primo libro di cui abbiamo chiesto i diritti all’editore francese Gallimard. Le prime 1000 copie stampate di “Autoritratto” sono rimaste però a lungo, forse per i primi due anni, chiuse nelle scatole dentro a un garage, poiché non riuscivamo a venderle se non in maniera sporadica, sia perché Bobin era ancora molto meno conosciuto in Italia, sia perché il pubblico che conosceva e seguiva AnimaMundi per la musica non era altrettanto interessato verso questo autore e in genere verso le opere letterarie.
Solo molto gradualmente e grazie all’aiuto dei social abbiamo cominciato a far conoscere questo autore, pubblicando quasi quotidianamente alcuni passaggi tratti dai suoi libri e ricevendo una crescente risposta positiva da parte del pubblico, che è lievitata di anno in anno permettendo in questo modo di riuscire anche a vendere i suoi libri. Per noi l’utilizzo dei social è molto importante e cerchiamo di farlo in maniera accurata e regolare, facendo attenzione non solo alle parole che condividiamo ma anche alla qualità grafica e fotografica delle immagini che utilizziamo. Per quanto riguarda invece fiere e kermesse editoriali non saprei dire se servono, perché finora non abbiamo mai partecipato a nessuna di queste grosse fiere dell’editoria nazionale, prediligendo invece i piccoli convegni o festival a tema, con i quali si è venuta a creare una risonanza e una sinergia, come ad esempio la rassegna Fare Anima, organizzata dalla pedagogista Sara Costanzo, ogni anno, a settembre, a Pisa.

 

Che tipo di difficoltà incontrate nel diffondere la vostra attività e cosa vi augurate per il vostro futuro di editori?

Una delle difficoltà maggiori è riuscire a essere presenti per bene con i nostri libri nelle librerie, nelle varie regioni d’Italia. Questa difficoltà è dovuta principalmente al fatto che non abbiamo in Italia un sistema di distribuzione dei libri equo e democratico e in grado di dare supporto alla piccola editoria. Abbiamo invece un sistema oligarchico, interessato esclusivamente ai numeri e totalmente indifferente a tanta piccola editoria di qualità e agli sforzi dei piccoli editori che cercano una strada.

Per il nostro futuro di editori ci auguriamo di riuscire a intrecciare sempre più dei rapporti virtuosi diretti con i lettori e con le librerie e anche di stabilire rapporti solidali tra editori, in modo tale da superare la necessità di dipendere esclusivamente dai grossi distributori per poter avere visibilità.