Giuseppe Conoci

Giuseppe Conoci vive a Otranto. Da sempre utilizza la scrittura e la fotografia come gioco del perdersi e del ritrovarsi, come forme di raccoglimento ma anche di dispersione, come strumenti di ricerca ed espressione di sé e, al tempo stesso, come vie di accesso al reale e di conoscenza del mondo.

Nel 2000 crea AnimaMundi: libreria, etichetta discografica e casa editrice.

Ha pubblicato: Il fiore è nudo (2011) e, con Flavia Tamò, il libro fotografico Moi (2020).

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    Ho due occhi e un’anima, quando la mia anima vede scatto. Tutto qui.

    Lisetta Carmi

    Titolo: Moi

    Autori: Flavia Tamò e Giuseppe Conoci

    Collana di fotografia: Kairòs

    Numero di collana: 1

    Formato: 20×20 cm

    Pagine: 128

    Isbn: 9791280008329

    Collana : Kairòs
    Editore : Edizioni Anima Mundi
    Autore : Flavia Tamò - Giuseppe Conoci
    Anno : 2020
  • Versione Digitale / Standard

    120 pagine | AnimaMundi 2011

    Estratti dal libro

     

    È solo una questione di tempo. A volte il tempo di una vita, a volte quello di uno sguardo. Altre volte quello di un gesto o di un pensiero imprevisto. Prima o poi la maschera che indossiamo dovrà cedere. E noi ci ritroveremo nudi al centro del cuore.

     

    La nostra vita sociale conosce una grave crisi, una vera agonia e non c’è cura possibile a questo dolore dell’assenza di sé a sé stessi. Ma una strada forse è percorribile e sta nell’accorciare la distanza che ci separa da ciò che sentiamo, non ignorando più ciò che ci chiama e ci guida nel nostro intimo. Forse questa agonia potrà mutare in una gravidanza e ciò che l’umanità si accinge a partorire è l’essere umano vero, l’essere umano nudo, che non si nasconde più dietro ad alcun ruolo, dietro ad alcuna maschera, tanto nella sua sfera affettiva privata quanto nel ricoprire un incarico pubblico, perché ha compreso che non è necessario nascondere niente. Null’altro è il paradiso se non questa nudità. Il fiore non si nasconde, è nudo. Ecco perché lo ami. Lo guardi, lo vedi, ti raggiunge la sua fragranza e perciò lo ami. Se lui si mascherasse non lo potresti apprezzare e amare. Perché tu continui a nasconderti allora? Non c’è altra strada, se vuoi essere visto e apprezzato per ciò che sei, devi mostrarti per ciò che sei, devi rischiare di metterti a nudo.

    *

    Quanta violenza ci facciamo ogni mattino

    a metterci di corsa nei nostri panni

    senza svuotare mai le tasche

    portare molto peso.

    Tenere fede alla velocità

    tenere fede alla fretta

    senza porgere mai l’orecchio

    a ciò che grida o bisbiglia in noi.

    È questo vivere?

    Noi non abbiamo colpa

    l’umano sta seppellito in noi

    richiede il tempo di una lenta

    caritatevole attenzione.

    *

    C’è una stanchezza derivante dal non sapere abitare la nostra ferita, i nostri stati d’anima, le nostre emozioni. E dall’investire le proprie risorse interiori del difenderci continuamente da noi stessi, nel fare muro, nel temere, nell’arginare quello che sentiamo e siamo, nel costringerci ad essere altro da ciò che sentiamo e siamo.

    *

    Tempo, tempo, tempo,

    non tempo per fare tempo per sentire,

    per entrare dentro

    alle sensazioni,

    per non abortirle.

    Tempo per respirare

    piano

    nei pensieri

    che scorrono come nuvole.

    Tempo per nutrire

    l’attesa

    di una nuova chiarezza.

    Non farsi mangiare, inghiottire,

    dalla fretta.

    Nient’altro ci viene chiesto

    se non d’abitare

    questo corpo che cammina,

    questa mente senza direzione,

    questo respiro come un campo incolto.

    Siamo in un esilio trasparente,

    abbiamo dimenticato il nome delle cose.

    *

    Per sentire ci vuole tempo e una resa.
    Una sconfitta temporanea della volontà, del fare. Il pensiero viene dopo.
    Prima c’e’ l’ anima che accogliamo sentendola. Sentendola, la riceviamo.

    *

    La persona comune e il poeta.
    Ho sempre pensato che la linea di confine tra la persona comune e il poeta fosse sottile e piuttosto labile. Ciò che la persona comune rimuove da sé frettolosamente, il poeta accoglie a sé curioso. Ciò che per la persona comune rappresenta una perdita di tempo, per il poeta è dimora e impiego fisso. La persona comune cerca di liberarsi da ciò che la opprime, da ciò che è nell’anima come un peso, distraendosi. Il poeta affonda nella sua pesantezza e trova le parole per cantarla. Così si rende leggero e rende più leggero il mondo. Il poeta abita nella stessa casa in cui abita la persona comune, abita lo stesso mondo, ha persino gli stessi occhi.

     

    La bellezza di alcuni volti mi stordisce sempre. A volte un poeta attende le parole come chi è sotto l’effetto di un veleno attende l’antidoto. Da un momento all’altro potrebbe morirne. E di fatto muore, ma è una morte figurata, come un risucchio d’aria, un declino del respiro, un offuscamento dell’anima. A volte le parole vengono dai volti. A volte le parole vengono tutte insieme e non si sa come afferrarle per non farne sfuggire nessuna. Ma, come nella vita, come con le cose belle, è soltanto una questione di paura che ci fa temere di perdere qualcosa di importante. Ciò che ci riguarda pone l’attenzione su di noi e ci cerca ovunque. Non c’è davvero modo di sfuggirgli. Le cose che ci stanno a cuore, sono loro a occuparsi di noi, venendoci incontro nel momento appropriato e offrendosi al nostro sguardo. Ciò che ci attrae ha sempre qualcosa da raccontarci.

     

    Info sull’autore

    Giuseppe Conoci, 46 anni, vive a Otranto. Da sempre utilizza la scrittura come strumento di ricerca interiore, come via per radunare ciò che nell’anima resta spesso confinato ai margini, ignorato oppure disperso. Nel 2000 fonda AnimaMundi: libreria, etichetta discografica e casa editrice.

     

    Giuseppe Conoci

    4.9012.00
    Autore : Giuseppe Conoci
    Anno : 2011
    Tipologia : Ebook - Libro
    Collana : Scrittura nuda