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Conosco Antonio (per me Tonino) Catalano da quasi ormai quarant’anni, da quando anch’io come lui ero un teatrante, un disperato aspirante drammaturgo del così allora detto “teatro di gruppo”.
Ecco in fila alcuni nomi di quei gruppi: “Teatro delle Briciole” di Parma; “Teatro degli Stracci” di Treviso; “Teatro della Tosse” di Genova; “Teatro del Magopovero” di Asti, guidato appunto da Antonio Catalano. E altri che non ricordo, ma di identico rigore pauperista.
Tosse, briciole, stracci, povertà: una potente ispirazione francescana univa infatti noi truppa d’artisti, una fiera estetica di spoliazione, rinuncia, minorità. Teatro per ragazzi, teatro coi pazzi, poesia per bambini: gaglioffe maestrie minori.
Quanti sono rimasti fedeli a quello stile? Uno slogan della campagna per il Nuovo Maggiolino Volkswagen nel 2011 assicurava: «Se negli anni ’70 vi siete venduti l’anima, ora ve la potrete ricomprare». Mi spiace per quei copywriters, che magari militavano proprio nei gruppi di stracci, briciole e tosse, ma non è possibile: il contratto faustiano purtroppo non prevede recesso. Tonino invece, buon vecchio Magopovero, già da due anni mi chiama in un convegno in Toscana dove proclama una Pedagogia Povera, con stracci e legnetti. Eccolo: recidivo. «Alcune cose cambiano» diceva Niobe a Morpheus nella trilogia di “Matrix”: «Altre no».

Oppure cambiano, ma come le stagioni. L’arte, la pedagogia, il teatro povero cambiano e si fanno “discorso inutile”. Ma il processo è ancora quello: sottrazione, distillazione, l’ “affinaggio” degli alchimisti: rendere fine, meno, poco, lieve, volatile. Rendere inutile.
“Comprendere per poi dimenticare”, scrive Tonino nei Discorsi inutili (pag. 27): “Comprendere quei pensieri che volano leggeri nel vento e noi non siamo stati attenti”.
Forse le cose davvero utili saltano fuori quando non stiamo attenti; si vedono solo ai bordi del campo visivo, si sentono con la coda dell’orecchio; son cose piccole, repentine, affisse in posti inattesi.
“The words of the prophets | Are written on the subway walls | And tenement halls | And whispered in the sounds of silence” (Paul Simon).
E non ci sembra forse di vederlo, chi l’ha visto e lo conosce, Tonino Catalano con la faccia da profeta della subway? Non ci sembra di sentirlo parlottare con gli occhi tondi visionari nell’atrio di un condominio degradato? Io l’ho veduto in scena tante volte, e ora lo vedo: è lì. Non è mai stato altrove, è sempre lì. E cosa dice, da lì? Discorsi inutili e poveri. Si sono fatti col tempo così inutili e poveri che son diventati ormai il chiacchiericcio del mondo. Il suo rumore bianco. Quello che si coglie nel sottofondo di sé, quando non si sta attenti.
Da qualche anno porgo la coda dell’orecchio a questo parlottare incessante, che nei pochi sprazzi elusivi in cui ci giunge suona come una fioca, primigenia, commovente canzone dell’uomo. Non molto diversa dal “qua-qua” delle papere di Lorenz, che serve per farsi presenti a conforto a vicenda; per dire soltanto: “Qua, qua, sono qua. Tu ci sei? Io ci sono. Siamo qua”. La litania ubiqua e frattale di innumerevoli romanzi e canti, film e racconti, sogni e ricordi, chiacchiere ai bar, pensieri carpiti dagli Angeli di Wenders nei metrò della sera. Discorsi inutili, che parlano al cuore del suo battito stesso.
Con le parole? Attenti! Il Magopovero pare metterci in guardia.
“È forse la parola che a volte diventa frastuono, ingombro per un silenzio profondo dell’animo? Lasciamo che il silenzio sbarri la strada al chiacchiericcio continuo…” (pag. 50)
Ma le parole povere e inutili borbottate dai profeti della subway non sono frastuono. Per paradosso, sono forse il chiacchiericcio santo che difende il silenzio. Di più: che lo genera. E neanche tanto paradosso, a dire il vero. Ci sono tecnologie che lo confermano. Le cuffie HI FI con “Active Noise Reduction” non difendono dal frastuono parassita passivamente, tappando le orecchie, ma attivamente, producendo suoni contrari: rilevano con microfoni il rumore di disturbo e generano onde della stessa ampiezza ma con fase opposta, che interferiscono con quelle del chiasso e le annullano.
E così, “ulula il tonto di Dio, ulula al lupo e a lui fa il tonto discorso. E Francesco parla ai tonti che come lui s’afferrano alle meraviglie del mondo” (pag. 31). In Sardegna chiamiamo “attu contrariu” un’analoga strategia dell’anima: compiere atti opposti e speculari, al proprio malo umore, per esempio, per annullarlo. Così i discorsi inutili e tonti si oppongono ai discorsi intelligenti e prepotenti e li elidono.
E noi, nel silenzio sommatorio, forse potremo sentire il fruscio del mondo.
Oppure “di mare lontano da noi, che nelle vigne cerchiamo conchiglie” (pag. 65).
E vedere “apparenze di fiori, uomini, comò, tartarughe, siepi, serpenti a sonagli, tazze di caffè, bambini che piangono” (pag. 29).
E poi, finalmente tonti, e tanti, e santi, “cavalcheremo lo zero spaccato, lo zero cocò” (pag. 71). Mentre Tonino Magopovero, Gran Buffo, impartisce a benedizione il suo lazzo finale.
Sipario.

 

dalla prefazione al libro di Bruno Tognolini

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Codice Prodotto: 9788897132233 Categorie: , , Anno 2019 Autore Antonio Catalano

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