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Titolo: Fedeltà del gelso

Autore: Roberto Concu

Introduzione: Gabriella Caramore

Collana: piccole gigantesche cose

Numero di collana: 16

Formato: 11,5 x 16,5 cm

Pagine: 72

Anno: 2020

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Codice Prodotto: 9791280008022 Categorie: , , Tag , Anno 2020 Collana Piccole Gigantesche Cose

Autore Roberto Concu

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Descrizione

Roberto Concu non ha bisogno di chiedere all’albero che osserva dalla propria finestra di fare ritorno, di non tardare: la fedeltà con cui la pianta continua ad offrire sé stessa è incessante, forte di una purezza e perfezione che non teme stagioni né intemperie. L’autore si ciba della presenza del gelso come un uccello farebbe con i suoi frutti e restituisce in versi la sacralità del ciclo vitale e la meraviglia con cui ogni giorno appare nuovo, come se l’origine potesse essere per sempre. A farla da padrone in questa raccolta è uno stupore assiduo, che perpetuamente si rinnova di fronte al dono della vita e alla bellezza senza riserve della natura, miracoli con i quali l’uomo può stabilire un contatto e giungere a intendere «la voce dei fiori e il fecondo incanto del mistero». Fedeltà del gelso rende “poesia” e “vita” due sinonimi inscindibili, restituisce all’uomo la sua dimensione primigenia di comunione con la natura allontanandolo da tutto ciò che nel ventunesimo secolo lo riduce a pura materialità: uomo e pianta germogliano e si raggrinziscono insieme, rinascono e si lasciano trasportare dal vento ambedue secondo le stagioni dell’anno e dell’uomo. Si alternano così parole assimilabili agli elementi naturali; versi sia ardenti come fuoco, polemici nei confronti dello stile di vita contemporaneo, ma anche armonici come l’acqua, capaci di trasportare i sensi in uno stato di dormiveglia dove «tutto è pace e desiderio prima che il mondo si risvegli».

Informazioni aggiuntive

Peso 1 kg
Anno

Editore

Collana

Autore / Autrice

Recensioni

  1. Giuseppe Conoci

    Trovate una recensione di questo libro a questo link:
    https://altritaliani.net/fedelta-del-gelso-raccolta-poetica-di-roberto-concu/

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Di gelsi e di susini

In un breve messaggio, speditomi assieme alle sue poesie, ancora in file word, Roberto Concu mi aveva confidato com’era nata questa piccola raccolta. Nel giardino di fronte alla sua casa, il vicino coltiva un albero di gelso. Lo pota regolarmente, anche perché non invada i condomini limitrofi, ma proprio per questo i rami crescono vigorosi, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione. Nel tempo, Concu e la compagna Laura hanno iniziato ad accorgersi della sua presenza, a osservarne le variazioni e i movimenti. Cominciato la mattina presto, in cucina, durante la prima colazione, quel rito distratto è diventato una consuetudine attenta e costante. Il gelso ha così iniziato a far parte della famiglia e della vita quotidiana. Ecco i rami secchi dell’inverno, ecco i primi germogli in primavera, il caricarsi man mano delle foglie, e poi dei fiori, in un generoso ripetersi del ciclo della vita.

Prodigo di sì il gelso torna, seguendo la scansione dei mesi, a offrire sé stesso, i suoi colori, la sua ospitalità agli uccelli, la sua bellezza a chi osserva. Per questo Concu parla di una fedeltà del gelso. L’albero non si risparmia, non blocca la sua crescita, ma in una continua donazione mostra, nell’inverno, le nere ossa come di corpo esangue, che però non cede alla morte, mantiene la promessa del ritorno, e si fa nido per i fiori che verranno, per i canti di uccelli che torneranno, per la luce d’estate che tornerà a scaldare, promessa di una lucentezza di seta. Con la sua debole forza vince gli affanni delle vite intorno, va oltre le tristi sorti degli umani.

Quando ho letto questi versi – lievi, leggeri nel ritmo di haiku che li ispira – mi è tornata in mente una breve poesia di Bertold Brecht che leggevo durante i miei primi studi di tedesco.

Nel cortile c’è un susino.
Quant’è piccolo non crederesti.
Gli hanno messo intorno una grata perché la gente non lo pesti.
Se potesse, crescerebbe:
diventar grande gli piacerebbe.
Ma non servono parole.
Quel che gli manca è il sole.
Che è un susino, appena lo credi, perché susine non ne fa.
Eppure è un susino. E lo vedi
dalle foglie che ha.

Brecht compone Il susino nel 1934, durante l’esilio in Danimarca dove si trovava per sfuggire al regime nazista. Diversamente dal gelso di Concu, il piccolo albero sopravvive a stento, come se l’epoca dei lupi intorno a lui gli offuscasse anche la luce necessaria a fare germogli e generare frutti. E tuttavia anch’esso esprime fedeltà: quella di rimanere conforme al suo compito di continuare a dare piccole, ma riconoscibili, foglie ovali delicatamente dentellate, in attesa di tempi in cui possano germogliare e maturare anche i frutti.

Ma il gelso di Roberto Concu fa da specchio anche a un’altra fedeltà. Quella del poeta stesso che, quasi con devozione, osserva, nello scorrere dei giorni, le metamorfosi del gelso, collocandolo nel più vasto fluire di un tempo che sempre di nuovo ritorna, e di una lingua che – dismesso l’alfabeto degli umani – si esprime nel silenzio di una nuova voce nascosta.

Gabriella Caramore

Biobibliografia

Roberto Concu è nato a Nuoro nel 1965. Ha pubblicato le raccolte di poesia Esercizi di salvezza, edizioni Il Maestrale 2000, Tutto quel che so, Terra d’ulivi Edizioni 2015, il romando Verità per verità, edizioni Il Maestrale 2005. Scrive per il giornale letterario “Cronache letterarie”.

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