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C’è chi ha notato che dei quasi 500 gruppi umani studiati nel corso del ‘900 dagli etno-antropologi, solo pochi non dispongono attualmente, per averli soppressi, di sistemi per produrre stati non ordinari di coscienza controllati, ritualizzati, di gruppo. Tutti gli altri sì.

La domanda è: perché tutti i gruppi umani nella loro evoluzione hanno sentito il bisogno di dotarsi di contenitori di senso e di dispositivi ritualizzati di produzione di stati non ordinari di coscienza? Per almeno tre ragioni.

Intanto, perché fa parte della caratteristica specifica degli umani non accontentarsi mai di stare dove sono. Come formiche lavorano incessantemente per esplorare il loro ambiente; e quando giungono al limite dell’esplorabile con i loro sensi e le loro facoltà intellettive, e incontrano il mistero, non si arrendono, ma cercano strumenti per oltrepassare il confine, e andare al di là.

Poi, perché da quella conoscenza gli esperti riportano nella dimensione ordinaria indicazioni e competenze su come lavorare la dimensione dell’invisibile e dell’immateriale; infine, perché un gruppo di umani che fa insieme l’esperienza del transito e del viaggio nell’altra parte del mondo, o che si affida a uno tra loro capace di farlo, si condensa in un coeso, solidale, forte.

Un noi in cui molte eccedenze, emergenze e bisogni trovano una strada pronta, condivisa, controllata in cui esprimersi.

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Descrizione

È un peccato, scriveva Georges Devereux, uno dei fondatori della moderna etnopsichiatria, che gli scienziati prendano così poco sul serio le teorie e le pratiche dei primitivi.

Le studiano come credenze o come fenomeni culturali; ma non le considerano per quello che sono, e cioè il risultato di secoli o millenni di messa a punto e costruzione di dispositivi utili alla sopravvivenza e alla vita del gruppo, dispositivi che si possono apprendere e insegnare, complessi e raffinati, tutti con un certo fondamento empirico: proprio come le discipline scientifiche.

Eppure, aggiungeva, i poeti, i primitivi, e anche i portatori di disturbi che noi chiamiamo psichici hanno anticipato molte delle scoperte delle scienze del comportamento. Presi sul serio, ci avrebbero fatto guadagnare tempo prezioso.

Forse le risposte potrebbero venire da chi nonostante tutto, nonostante l’obbligo alla monodimensionalità del pensiero, dell’esistenza e della cultura, continua a occuparsi seriamente dei modi, antichi o moderni, etnici o neoinventati o ibridati, di accedere in sicurezza e assieme ad altri a stati di coscienza non ordinari, per poi farne qualcosa che non sia solo il reagire, con una momentanea e a volte pericolosa evasione, alla insopportabilità dell’esistente.

Alcuni esperti che lavorano nel campo chiamano questo lavoro integrazione: accogliere, comprendere, far proprio ciò che si va via via esplorando, trasformare l’esperienza individuale in proposta collettiva, consapevoli che non c’è salute se non si riesce a integrare ciò che c’è nella notte con ciò che è del giorno, ciò che c’era prima con ciò che viene dopo, tradizioni e scienza; per andare in una direzione alla quale sentiamo di appartenere, verso un posto che tuttavia non conosciamo.

Camilla e Gosso lavorano, in questo libro, proprio in questa direzione. Garanzia della serietà del loro lavoro è la continuità nel tempo del loro interesse, e la varietà delle loro esperienze. Proprio come si deve, stanno con un piede nelle discipline della Scienza e con l’altro nelle esperienze e nelle visioni dei grandi iniziati che appartengono, e hanno fatto parte, di altre tradizioni. Riuniscono testimonianze e informazioni senza la coazione a tradurre immediatamente pratiche e concetti da un mondo all’altro; coazione che si traduce spesso in un impoverimento dei due approcci, riduzione purtroppo abbastanza frequente nella letteratura in merito, e sommamente inefficace e noiosa.

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Nota biografica

Gilberto Camilla. Storico, ricercatore e Psicoanalista, ha esercitato la professione di Psicoterapeuta sino al 1992, è tra i fondatori della SISSC (Società Italiana Studio Stati di Coscienza) di cui è attualmente presidente. Dal 1994 Direttore Scientifico della rivista Altrove; è autore di libri e di numerosi contributi a svariate pubblicazioni tra le quali ricordiamo: La canapa indiana fra ebbrezza divina ed ebbrezza profana, 1996 – Ecstasy, fra psicoterapia, technosballati e neuroscienze, 2000 – Hofmann, Scienziato alchimista. Tributo allo scopritore dell'LSD, 2001 – Psicofunghi italiani, 2003 – Le Piante Sacre, 2003 – Pionieri della Psichedelia (con F. Gosso), 2004 – Sciamanismo e Stregoneria (con M. Centini), 2005 – Allucinogeni e Cristianesimo (con F. Gosso), (2007).

Fulvio Gosso. Psicologo di formazione psicoantropologica (Grof Transpersonal Training), lavora da molti anni nel settore delle tossicodipendenze. È vicepresidente della SISSC (Società Italiana Studio Stati di Coscienza).

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