La malinconia allo specchio

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Tre letture di Baudelaire

La malinconia ha un profondo legame con la riflessione e gli specchi. Forse nasce nel punto in cui lo sguardo s’incontra nello specchio, questa “trappola di cristallo”. Baudelaire è stato un mirabile testimone della congiunzione di specchio e malinconia. Un tale motivo, che ha dato vita ad allegorie e a rappresentazioni molteplici, esigeva un ascolto attento.

Un ascolto qui consacrato ad alcune poesie, tra cui Le Cygne, autentico capolavoro. A questo si aggiunge, sotto l’influenza di Saturno, tutta la serie di “figure chinate”, di occhi che si abbassano su altri sguardi, su sguardi che si rivolgono alle lontananze della patria assente o del vano riflesso. “Vedo tua madre” si legge in La Lune offensée “che piega la greve massa dei suoi anni verso lo specchio, imbellettando artisticamente il seno che t’ha nutrito!

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Categorie: , Anno 2006

Descrizione

Aristotele, divulgato da Ficino, ha fondato una definizione durevole: il malinconico è colui che, meglio di un altro, può innalzarsi ai più alti pensieri; ma se la bile nera, da ardente che era, finisce col consumarsi e si raffredda, diventerà glaciale e si convertirà, secondo i termini ripresi da Baudelaire, in “nero veleno”.

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Nota biografica

Jean Starobinski (1920 – 2019) è stato uno psichiatra e critico letterario svizzero di lingua francese, storico delle idee e teorico della letteratura, annoverato nella cosiddetta "Scuola di Ginevra" di critica letteraria.

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