La trasfigurazione della natura nell’arte

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Da profondo conoscitore del pensiero europeo medioevale e consapevole di rivolgersi a un pubblico in prevalenza occidentale, Coomaraswamy ha avuto la cura di trascegliere quei passi della letteratura filosofico-religiosa dell’epoca che fossero più in grado di svegliare il lettore alla consapevolezza dell’essenzialità del ‘sottrarre’ rispetto alla superfluità dell”aggiungere’, ai fini dell”intelligere’.

Entrano a colloquio con noi, attraverso il portavoce orientale, i protagonisti occidentali di altrettante vie alla contemplazione dell’arte di Dio: san Tommaso d’Aquino, Meister Eckhart, Agostino, Dante, Blake fino a Maritain. […] Nei sette capitoli che compongono questo volume Coomaraswamy traccia un affresco dell’arte il cui protagonista non è l’uomo fisico, come la sua opera destinato a perire, ma l’uomo cosmico, il pellegrino di maya in cui si sono specchiati i viandanti solitari di ogni epoca trascorsa e ventura.

All’uomo odierno che ha perduto il senso del sacro, questa immagine appare vuota di senso. Il mondo in cui vive è fitto di segni, segnali, rumori, ingiunzioni e sensi unici; egli vede il segno ma non ravvede il simbolo, sente il rumore ma non ode il suono, teme il silenzio perché ‘si’ teme. Irride ai valori perché è sordo al Valore, non ha rettitudine perché ha perso l’equilibrio, infine corteggia e pratica l’arte ma non sa più cosa significhi amare, dedicarsi, rinunciare, morire.

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Categorie: , Anno 2015

Descrizione

In questo saggio del 1934 Ananda K. Coomaraswamy, studioso dell’arte indiana, profondo conoscitore di storia, filosofia, arte, religione e linguaggio orientali, analizza le concordanze tra l’arte medioevale europea e quella asiatica per dimostrare che i principi basilari delle due arti, inizialmente comuni, cominciarono a diversificarsi radicalmente con il rinascimento europeo.

Prima di allora per entrambe “l’arte era religione e la religione era arte, non erano semplicemente in relazione, ma erano un’unità”. Per esemplificare la sua tesi l’autore analizza, da una parte, i trattati di estetica e i manuali d’arte indiani e cinesi e, dall’altra, l’opera di Meister Eckhart, massimo esponente dell’estetica medioevale del XIV secolo.

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Nota biografica

Ananda Kentish Coomaraswamy (1877 – 1947) è stato uno storico dell'arte dello Sri Lanka. È considerato uno dei principali studiosi dell'arte indiana e, più in genere, dei rapporti tra la civiltà simbolica orientale e quella occidentale.
In oltre mille scritti, pubblicati tra il 1904 e il 1947, ha indagato svariati aspetti legati al pensiero, ai riti, alla simbologia, facendo sempre ricorso a una straordinaria erudizione fondata sull'accurata analisi filologica dei testi e delle opere artistiche.
La sua concezione rigorosamente applicativa dell'arte, mutuata dalla cultura orientale, esclude il puro compiacimento estetico, spiegandone approfonditamente le ragioni.

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