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Nel 1926, ancora ignaro della morte incombente, Rainer Maria Rilke indirizza, su invito di Boris Pasternak, una lettera a Marina Cvetaeva che accompagna i suoi ultimi due volumi di poesie. Della poetessa esule Rilke non conosce nulla; sa soltanto, attraverso Pasternak, che legge con grande ammirazione i suoi versi. La risposta non si fa attendere. Dall’esilio francese Cvetaeva risponde subito; e in tedesco, la lingua appresa dalla madre nella sua infanzia. E con una lettera d’amore. Alla quale Rilke, a sua volta, risponde con slancio.

Senza mai incontrarsi, i due poeti vivono, da una lettera all’altra, la storia di un vero “amor di lontano”, come quello cantato dai trovatori. Un’arcana frenesia sommuove le singole lettere, come se entrambi inconsapevolmente sapessero che il tempo del loro dialogo è fatalmente contato, prossimo a scadere.

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Categorie: , Anno 2010

Descrizione

Rainer Maria Rilke!

Posso chiamarLa così? Lei, incarnazione della poesia, dovrebbe sapere che il Suo stesso nome è una poesia. Rainer Maria, ha una risonanza religiosa, e infantile, e cavalleresca. Il Suo nome non si intona con i tempi d’oggi, viene dal prima o dal dopo – dal sempre. è il Suo nome che lo ha voluto, e Lei ha scelto il nome. (Siamo noi stessi a scegliere i nostri nomi, tutto il resto, ne è conseguenza).

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