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La fuga in Libano, di notte, con le pallottole che fischiavano intorno. L’esilio. La diaspora palestinese.  «Quella notte ha messo fine alla mia infanzia. Non chiedevo più nulla, ero diventato improvvisamente adulto. In Libano ho imparato – mai lo dimenticherò – che cosa significa la parola patria». Huriyya, la madre, la terra. «Come il puledro buttati sul mondo. / Sii te stesso ovunque. Porta / il peso solo del tuo cuore e torna / se si allarga e cambia il tuo paese». José Saramago, parlando di Mahmud Darwish dice: «Se il nostro mondo fosse un po’ più sensibile e intelligente, più attento alla grandezza quasi sublime di alcune delle vite che lo attraversano, il suo nome sarebbe oggi conosciuto e ammirato come, per esempio, lo fu in vita quello di Pablo Neruda». La sua poesia è per Ghiannis Ritsos, come un canto epico o un’epica lirica. E ritornando in Palestina, dopo due notti di marcia estenuante: «ci chiamavano i presenti assenti perché non avevamo diritto a nulla». «Un luogo non è solamente un’estensione geografica, ma anche uno stato interiore. Né gli alberi sono solamente alberi, ma costole dell’infanzia e pianto colato dalle punte delle dita mentre l’autobus passava veloce». «Nel momento in cui loro sono diventati cittadini tu sei diventato profugo». «Perché hai lasciato il cavallo alla sua solitudine?» Dice Darwish a Lucy Ladikoff, che l’ha meravigliosamente tradotta «è l’opera che ho amato di più». Parola come sorgente, respiro-immagine di una terra impressa nel cuore come un segno prenatale. «Perché hai lasciato il cavallo / alla sua solitudine, padre? / Perché ci sia vita nella casa, figliolo. / Le case muoiono / se chi le abita / va via».

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Codice Prodotto: 9791280475138 Categorie: , , , , , , Anno 2024

Autore Mahmud Darwish

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Descrizione

Mahmud Darwish è stato un poeta palestinese nato ad al-Birweh, in Galilea, nel 1941. Tornato semiclandestinamente in patria nel 1948, dopo un esilio forzato in Libano, trovò il villaggio natale raso al suolo.
Il suo impegno politico, che si manifesta anche nell’attività giornalistica, gli ha causato numerosi arresti e lo ha costretto a vagare a lungo da un paese all’altro. Durante la permanenza a Beirut, approdo di esuli e intellettuali non solo arabi, entra in contatto con la letteratura internazionale. Il suo linguaggio poetico attinge alle lotte, alla solitudine, alle sofferenze del vissuto quotidiano traducendo la condizione palestinese in un’esperienza umana di valore universale.
Considerato tra i più grandi poeti arabi contemporanei, ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti internazionali, come il Lannan Foundation Prize for Cultural Freedom (2002, USA), il Prince Claus Prize (2004, Paesi Bassi) e il Golden Wreath Award, Struga Poetry Evenings (2007, Macedonia).
Tra le sue opere si segnalano: Elogio dell’ombra sublime (1983), Una memoria per l’oblio (1987), Meno rose (1987), Assedio (2002).
In Italia Epoché ha pubblicato Murale (2005), Oltre l’ultimo cielo. La Palestina come metafora (2007), Il letto della straniera (2009), Come fiori di mandorlo o più lontanto (2010).

Informazioni aggiuntive

Autore / Autrice

Editore

Anno

Collana

Ossidiana

Copertina

Brossura

Dimensioni

14 x 20 cm

Pagine

292
Testo arabo a fronte

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