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    La sacralità della terra sancita dalle mappe di Bedolina è il movente per comunicare, attraverso la poesia, il legame antico che l’uomo ha con la sua identità, con la necessità di nominare le cose rivelandone l’essenza, di conservare in eterno il proprio nome per non perdersi.

    Non importa quali e quanti siano i luoghi dove riconoscersi, purché ve ne siano; non importa la stagione che si affronta, anche l’inverno fatto di neve e nebbia promette svelamenti; non importa quali siano i volti che si incontrano, ognuno di loro certo ha un significato ben preciso, ma quello che attira è l’ignoto con cui confrontarsi.

    Con una lingua che si fa linguaggio e che azzarda una cifra stilistica dov’è facile incontrare riflessi dei versi magistrali di grandi autori, quelli fondanti della poesia di Mariadonata Villa, la costante dei correlativi oggettivi di questa raccolta confluisce nel desiderio di credere che esita un altrove oltre la fine che è solo un nuovo inizio.

    Ma la geografia poetica segnala un luogo chiave del percorso di tutta l’opera, che non possiamo ignorare: è Fogland che diventa quel posto di acque chiare, quel posto dove possiamo stare come a casa, quel punto nel tempo/dove tutto ha avuto inizio.

    10.00
    Editore : Minerva
    Anno : 2020