Antropologia

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    introduzione a cura di Romano Màdera

    Francis Weller ci conduce in un itinerario controcorrente, invitandoci “sul margine selvaggio del dolore”, dove impariamo a coltivare l’arte del lutto e a riconoscere la vitalità, la comunione con gli altri e con il pianeta che possono emergere quando smettiamo di temere la perdita e la accogliamo come parte essenziale del vivere. In una cultura sempre più disallineata dai bisogni dell’anima – segnata da modelli di amnesia e anestesia che indeboliscono la nostra capacità di attraversare il dolore personale e collettivo – Weller ci aiuta a riscoprire ciò che la modernità ha oscurato. Ci mostra come il lutto sia sempre stato un’esperienza comunitaria e quanto abbiamo bisogno del contatto curativo degli altri per metabolizzare pienamente il nostro dolore. Francis Weller mette in luce come spesso nascondiamo la nostra disperazione al mondo, coprendola di un manto segreto di vergogna, e come questo dolore trattenuto nel corpo finisca per trascinarci nel territorio della depressione e della morte. Da qui nasce l’urgenza, sottolineata da Weller, di recuperare pratiche, linguaggi e spazi condivisi in cui il dolore possa essere accolto e trasformato. È da questa consapevolezza che prende forza l’intero percorso proposto nel libro. Un’opera che racchiude una saggezza radicale e necessaria, un rimedio essenziale per l’epoca che stiamo attraversando.

    In libreria dal 12 dicembre 2025.

    Francis Weller

    24.00
    Autore / Autrice : Francis Weller
    Collana : Orienti
    Editore : Edizioni Anima Mundi
    Anno : 2025
  • IN USCITA
    NOVITÀ
    Versione Standard

    Con un’introduzione di Antonella Agnoli

    Avete mai pensato qual è il posto dell’arte e della letteratura nei momenti di crisi che attraversiamo come individui e comunità?

    Michèle Petit guarda alla bellezza che può trasfigurare il peggio dopo guerre o attacchi terroristici, alla trasmissione della cultura in esilio, che – oggi – è la sorte di molti bambini, donne e uomini. Si sofferma sul modo in cui il linguaggio, quando è vicino alla forma cantata, ci permette di sintonizzarci con lo spazio e con ciò che chiamiamo natura; sui sogni che la letteratura ci aiuta a riscoprire; sulle biblioteche, case del pensiero, dove si inventano nuovi modi di vivere insieme. Ci ricorda infine che non possiamo ridurci a variabili economiche e nemmeno ai nostri ruoli sociali: siamo anche, e forse soprattutto, “animali poetici”.

    L’attualità di questo libro è sconcertante.

    In libreria dal 14 novembre 2025.

    Michèle Petit

    18.00
    Autore / Autrice : Michèle Petit
    Collana : Semi
    Editore : Edizioni Anima Mundi
    Anno : 2025
  • Franco La Cecla Piero Zanini

    Una morale per la vita di tutti i giorni

    Versione Standard

    La morale di tutti i giorni, ovvero quell’insieme di regole conviviali che precedono ogni norma scritta, si forma nella miriade di spazi non istituzionali in cui gli individui danno senso ai fatti della vita. Spazi di vissuto quotidiano in cui si improvvisano accordi che poi diventano ritmi, abitudini, rielaborazioni nel qui e ora di saperi come l’arte di gioire, soffrire, stringere relazioni, immaginare futuri. In breve, l’arte di convivere.

    Che regole ci si dà quando si vive in uno stesso luogo? Osservando la vita quotidiana in Sicilia come in Nuova Guinea, nei villaggi tribali come tra chi usa lo smartphone, ci si accorge che esistono accordi non scritti su cui si costituisce una reciprocità. Una forma di morale – elastica – che sfuma in un’arte del vivere. Se questa morale minuta manca, o si perde, come accade nelle società in crisi, allora l’idea di legge, di etica, di diritti umani perde la sua presa. E tuttavia le società sanno produrre le proprie regole di convivenza e sono capaci di cambiarle e adeguarle alle trasformazioni che le investono. Grazie a un approccio antropologico, questa visione non umiliante della vita quotidiana – che non crede nell’individuo isolato e nemmeno nel potere supremo delle istituzioni – ci introduce a un affresco colorato e vivo di come la gente se la cava nel costruire i propri giorni insieme.

    Autore / Autrice : Franco La Cecla - Piero Zanini
    Editore : elèuthera
  • Versione Standard

    Trentatré anni separano due sbarchi. Nel 1991, quello che molti intellettuali pugliesi individuano, a posteriori, come l’evento spartiacque che ha acceso i riflettori sulla Puglia: l’attracco al molo Carboni del porto di Bari della Vlora, una carretta del mare stracolma di profughi albanesi. Il secondo nel 2024, quando nel resort di lusso di Borgo Egnazia approdano i capi di stato delle grandi potenze economiche del mondo per la consacrazione definitiva del brand Puglia. Un trionfo planetario che rischia però di contenere le cause stesse di una svolta in senso opposto: sovraesposizione mediatica, overtourism, la vittoria del plastico della Puglia sulla regione in carne e ossa, il passaggio dall’accoglienza dei rifugiati alla hospitality per ultraricchi. I posteri potrebbero cambiare anche il giudizio sulla rivoluzione culturale e la primavera politica che ha vissuto la regione a partire dal 2005: se da un lato l’ondata di rinnovamento che ha ribaltato l’immaginario e la narrazione del territorio ha avuto indiscutibili effetti positivi, dall’altro ha acceso dibattiti sull’autenticità e riflessioni sul paradossale ribaltamento dei valori, come ad esempio nel caso dei trulli e della taranta, che da simboli di una vita contadina misera e arretrata di cui vergognarsi sono diventati motivo d’orgoglio ed elemento identitario. I riflettori hanno reso più evidenti alcune ferite mai curate, come il feroce caporalato subito dai braccianti, il vuoto occupazionale e i veleni lasciati dall’Ilva, l’ascesa della cosiddetta quarta mafia, oltre alla piaga forse più seria di tutte, perché più gravi sono le responsabilità della politica (in concorso di colpe con magistratura e media): la morte di oltre venti milioni di ulivi a causa di un’epidemia che doveva essere gestita invece che negata. E forse è questo il destino dei luoghi di grande luce: quando il sole cala, si formano anche grandi ombre.

    AA.VV.

    22.00
    Autore / Autrice : AA.VV.
    Editore : Iperborea
    Anno : 2025
  • Fidaa I A Abuhamdiya Silvia Chiarantini

    Pop Palestine. Viaggio nella cucina popolare palestinese

    Versione Standard

    Pop Palestine è il racconto di una Palestina diversa, popolare, pop.
    È un percorso tra strade, pentole e fornelli, dal Sud al Nord della Palestina, partendo da Hebron, passando per Betlemme, Ramallah, Gerusalemme, fino ad arrivare a Gerico, Nablus e Jenin. A ciascuna di queste città è dedicato un capitolo, in cui sono riportate le ricette dei piatti preparati in case, ristoranti o da venditori di strada.
    Pop Palestine è un diario di viaggio tra mercati affollati, ricette prelibate, tradizioni, feste e accoglienza: tutti ingredienti di una vita normale, in un Paese sotto occupazione.

    Autore / Autrice : Fidaa I A Abuhamdiya - Silvia Chiarantini
    Editore : Meltemi Editore
    Anno : 2024
  • Versione Standard

    «Unisci i puntini per riconoscere il mostro» suggerisce Amira Hass, giornalista israeliana trapiantata in Cisgiordania, in una lucidissima analisi dell’occupazione delle terre palestinesi conquistate da Israele nel 1967. Se la frammentazione dello spazio fisico con muri, strade, insediamenti e posti di blocco è parte integrante della strategia usata dallo stato occupante per tenere la Palestina sotto il proprio controllo, è attraverso l’accumulo e la giustapposizione di storie individuali e collettive che la sofferenza e i danni inflitti vengono fuori in tutta la loro entità. I puntini da unire in questo volume sono cronache di vite palestinesi: a Ramallah, a Gaza, a Gerusalemme, a Jenin, a Hebron, in Israele, nella diaspora. Raccontano modi diversi di vivere l’occupazione e di resisterle: c’è chi, ritrovandosi coloni israeliani nella propria casa, la sente sulla propria pelle ogni giorno e chi, costretto all’esilio, ne perpetua il ricordo nella memoria e nella letteratura. Ci sono le donne che alle pene dell’occupazione devono aggiungere quelle di una società conservatrice e ultrapatriarcale. C’è una generazione che ha conosciuto la speranza di una possibile soluzione del conflitto, e un’altra – gli oltre due terzi della popolazione palestinese che ha meno di trent’anni – che alla firma degli Accordi di Oslo nel 1993 non era ancora nata e per tutta la vita ha conosciuto solo l’occupazione e il soffocante governo sempre più autoritario (e sempre meno efficace) dell’Autorità nazionale palestinese, per non parlare di quello di Hamas a Gaza. C’è chi si è rassegnato, chi è fuggito e chi, per scelta o necessità, è rimasto e resiste. E se l’occupazione israeliana è il contesto obbligato, la ricchezza dell’esperienza umana e l’individualità delle voci e delle situazioni che animano questo paese frammentato rappresentano il tratto che unisce i puntini: disegnando sì un mostro, ma in negativo, mettendo cioè in risalto il coraggio di chi resiste, la capacità di reagire quotidianamente al trauma individuale e collettivo, la pazienza, la forza e l’ostinazione che essere palestinesi comporta.

    AA.VV.

    22.00
    Autore / Autrice : AA.VV.
    Editore : Iperborea
    Anno : 2023
  • Andrea Cassini

    I diari del lupo

    Versione Standard

    Andare nei boschi per diventarne parte, per lasciarsi guardare, pensare e attraversare dalla natura selvatica – e provare così a cancellare quel solco tra natura e civiltà che noi umani abbiamo scavato. È lo scopo di questo diario filosofico, ecologico, ma soprattutto concreto ed esperienziale, nato dalle lunghe passeggiate di Andrea Cassini nel bosco dietro la sua casa sugli Appennini pistoiesi, un “terzo paesaggio” che fra i terreni incolti cela una grande ricchezza biologica. Un viaggio insieme al cane di famiglia, in veste di amica, compagna e “guida diplomatica” nella convivenza con gli animali selvatici. È Bora che consente al suo partner di esplorazioni di attraversare col passo giusto e rispettoso quel “portale” che separa il bosco dall’ambiente antropizzato, per cogliere man mano i lineamenti e le caratteristiche specifiche di ciò che c’è dall’altra parte, le mutazioni stagionali, le battaglie e gli accordi tra gli elementi naturali, e, non ultimi, i segreti dei suoi abitanti. In particolare, del più elusivo, enigmatico e iconico tra tutti: il lupo, che da qualche tempo è tornato a popolare i nostri Appennini. Una creatura fra le più tristemente incomprese in Occidente, sia sul piano pratico che su quello dell’immaginario: perseguitato con ferocia dall’uomo e culturalmente demonizzato come figura maligna e criminale. Cassini, raccontando in questo libro il bosco dietro casa e i lupi “della porta accanto”, ci invita invece a conoscerli per quello che sono, con l’attenzione che si deve ai vicini terrestri di ogni specie e la sensibilità relazionale che spetta alla loro vita e alla loro persona.

    Andrea Cassini

    17.90
    Autore / Autrice : Andrea Cassini
    Editore : Nottetempo
    Anno : 2025
  • Versione Standard

    “Nei mesi invernali, quando calavano le tenebre, il villaggio era avvolto da un silenzio inquietante. La neve copriva porte e finestre, i paesani desideravano che il cupo inverno finisse, che venisse la “febbre alla terra” e ai primi tiepidi raggi di sole tutto cominciasse a fremere e rianimarsi.”

    Fotografie, illustrazioni, racconti e suoni che rievocano un rito collettivo di un piccolo paese calabro, Alessandria del Carretto immortalato nel 1959 da Vittorio De Seta con il documentario “I dimenticati”. De Seta esordisce con “Esistono ancora in Calabria paesi senza strada come Alessandria del Carretto in provincia di Cosenza. Per raggiungerla bisogna percorrere quindici chilometri a piedi.”

    La descrizione più semplice di una distanza, di una lontananza che oggi, come allora, il rigido inverno impone in un piccolo paese alle pendici del Pollino. Il Carnevale da queste parti, non è un capro espiatorio, un fantoccio da bruciare o un uomo grasso e pieno di vizi da processare: è una lotta.
    Tutte le domeniche tra la candelora e martedì grasso, il paese è animato dalla messa in scena di uno scontro tra Pulcinella “belli” e Pulcinella “brutti”: una vera e propria battaglia rituale tra la primavera e l’inverno, tra il giorno e la notte, tra il bene e il male, forse ciò che rimane delle antiche lotte combattute da pastori e contadini contro streghe e demoni.
    La messa in scena dei “belli” e dei “brutti” era dunque un rito di passaggio stagionale volto ad assicurare la rinascita della vegetazione dopo il lungo e torpido inverno; un cerimoniale di buon auspicio per accogliere il nuovo ciclo dell’anno, un espediente per superare simbolicamente patimenti e difficoltà che i mesi freddi imponevano alla comunità.

    Un progetto di ZicZic edizioni e Atelier Bizzarro

    Fotografie di Francesco Buccarelli
    Illustrazioni di Sarah Mazzetti
    Testi a cura di Silvia Tarantini
    Graphic design di Lilia Angela Cavallo e Silvia Tarantini, ZicZic

    28.00
    Anno : 2024
  • Versione Standard

    Fotografie, illustrazioni, racconti e suoni che rievocano un mondo fatto di cappelloni, cupa cupa, campanacci, colori e maschere animalesche. Il tutto sempre tra l’argilla dei calachi, che si sgretola e si ricompone e che tutto rende ancor più magico.

    Un viaggio di qualche giorno ad Aliano nel febbraio 2020, appena prima che il mondo cambiasse volto.
    Un racconto di un tempo che pare sospeso, ondeggia tra la viva argilla dei calanchi, si mescola tra i paesani in festa, si assopisce tra una sonata di cupa-cupa e organetto in una rimessa sul finir del paese.

    Un progetto di ZicZic edizioni e Atelier Bizzarro

    Fotografie: Francesco Buccarelli, con il contributo di Elena Campa, Silvia Tarantini
    Illustrazioni: Ruggero Asnago
    Graphic design: Lilia Angela Cavallo e Silvia Tarantini per ZicZic, con il contributo di Elena Campa e Ruggero Asnago

    28.00
    Anno : 2024
  • Versione Standard

    In coedizione con Atelier Bizzarro torna La Festa dei semplici, questa volta con una raccolta fotografica del carnevale di Teana: fotografie, illustrazioni, racconti e immaginari che rievocano il secolare rito di eliminazione del vecchio per far posto al nuovo, in una mescolanza di riti pagani e cristiani dove al Carnevale si attribuiscono tutte le colpe dell’anno trascorso, i vizi e le malefatte, il capro espiatorio. Carnevale finisce inevitabilmente condannato dall’intera comunità, nel tentativo di ricominciare tutto da capo, ripuliti da ogni colpa, e sperando in una nuova primavera.

     

    Un progetto di ZicZic edizioni e Atelier Bizzarro

    Fotografie di Francesco Buccarelli, ritratti di Francesco Giusti, con il contributo di Silvia Tarantini
    Illustrazioni di Agotaz
    Graphic design di Lilia Angela Cavallo e Silvia Tarantini per ZicZic, con il contributo di Elena Campa per Atelier Bizzarro

    28.00
    Anno : 2023
  • Versione Standard

    In una parte dell’Italia, patria di mille dialetti e di numerose minoranze linguistiche, una piccola comunità parla una lingua sconosciuta ai più ma tramandata e salvaguardata dallo Stato come patrimonio linguistico nazionale: il griko. Si tratta di una varietà di greco trasmessa oralmente di generazione in generazione in pochi comuni della provincia di Lecce, la cosiddetta Grecìa Salentina.
    Il saggio di Manuela Pellegrino racconta la storia di questa lingua. A partire dal riconoscimento come minoranza storico-linguistica, sancito dal Governo italiano nel 1999, l’economia politica del griko è cambiata drasticamente favorendo una più ampia rinascita culturale dell’area in cui si parla. Ripercorrendo i tentativi passati per far “rivivere” la lingua, il volume evidenzia i molteplici modi in cui le ideologie linguistiche sul griko sono state e sono tuttora recepite a livello locale, in un rapporto dialogico con le pratiche linguistiche e gli interventi promossi da Unione Europea, Italia e Grecia.
    Mettendo in discussione il concetto di “morte della lingua”, l’autrice evidenzia come, in questo processo di negoziazione, la gente del posto abbia continuamente creato relazioni sociali, nutrendo sentimenti morali e interessi politici e trasformando così la lingua e la sua complessa condizione.

    Autore / Autrice : Manuela Pellegrino
    Editore : Meltemi Editore
    Anno : 2024
  • Tim Ingold

    Making

    Versione Standard

    Creare produce conoscenza, costruisce ambienti e trasforma vite. L’antropologia, l’archeologia, l’arte e l’architettura sono tutte modalità di creazione che, in questo libro appassionante, Ingold mette in relazione come non era mai stato tentato prima. Superando la concezione dell’arte e dell’architettura come compendi di opere da analizzare in chiave antropologica o archeologica, Ingold ripensa l’atto di creazione come un processo in cui artefici e materiali sono in corrispondenza reciproca nella generazione della forma.
    Making presenta una serie di considerazioni sul significato del creare cose, sui materiali e la forma, la natura del design, la percezione del paesaggio, la vita animata, la conoscenza personale e il lavoro manuale. Le riflessioni di Ingold attingono a esempi ed esperimenti che spaziano dall’industria litica preistorica all’architettura delle cattedrali medievali, dai tumuli circolari ai monumenti, dal volo degli aquiloni all’intreccio di corde, dal disegno alla scrittura.

    Tim Ingold

    24.00
    Autore / Autrice : Tim Ingold
    Editore : Raffaello Cortina Editore
    Anno : 2019
  • Versione Standard

    Qual è la forma della nostra esistenza e delle nostre relazioni? Tim Ingold mette in discussione il paradigma dominante del network quale simbolo unico della vita di oggi, e propone una teoria alternativa che vede l’essere umano come una linea sempre in movimento lungo un percorso che porta a intrecci di altre linee, che in questi incontri si modificano e possono cambiare direzione. Il libro si apre affrontando temi classici dell’antropologia – parentela, scambio di doni, contratto sociale – ma invece di seguire la “via maestra”, già tracciata dalla letteratura, si inoltra fuori pista, su terreni poco frequentati dagli antropologi. Attraverso trenta brevi capitoli, Ingold tesse suggestive riflessioni sul camminare (che è poi un tracciare altre linee), sull’ambiente, sull’atmosfera, sul tempo e infine sulla vita stessa, un flusso che nasce, si sviluppa e si trasforma continuamente.

    Tim Ingold

    21.00
    Autore / Autrice : Tim Ingold
    Editore : Treccani
    Anno : 2024
  • Versione Standard

    Il passato è davanti, il futuro alle spalle”. Da questa frase paradossale parte il saggio di Tim Ingold.
    Nel suo nuovo, provocatorio e coinvolgente volume, l’antropologo inglese cerca di rispondere a una domanda con cui ognuno di noi finisce prima o poi per confrontarsi: perché il futuro ci fa così paura?
    Ingold sostiene che la radice della nostra difficoltà nell’affrontare il futuro risiede soprattutto nel modo in cui pensiamo alle generazioni. Esse sono spesso immaginate a strati una sull’altra come fogli in una pila. Cosa accadrebbe, invece, se considerassimo le generazioni come fibre di una corda tra loro intrecciate?
    Adottare l’idea secondo cui la vita si forma nella collaborazione tra generazioni potrebbe non solo ridurre l’ansia che caratterizza l’età presente, ma anche offrire una solida base per la coesistenza futura. Ciò implicherebbe l’abbandono di una cieca fede nel progresso e quindi nella Scienza e nella tecnologia come uniche risposte ai problemi dell’umanità.
    Ingold mostra che c’è ancora speranza, e questa si trova nelle generazioni del passato, per le generazioni a venire.

    A cura e con un saggio introduttivo di Nicola Perullo

    Tim Ingold

    16.00
    Autore / Autrice : Tim Ingold
    Editore : Meltemi Editore
    Anno : 2024
  • Versione Standard

    Malcom Ferdinand

    Prefazione di Angela Davis

    Con i Caraibi al centro della tempesta moderna – luogo del primo approdo di Colombo ma anche di test nucleari, monocolture inquinanti e deforestazione – questo volume propone un fondamentale salto interpretativo in due aspetti essenziali del nostro tempo: il razzismo e la crisi ambientale. Ferdinand guarda alle devastazioni attuali e alla storia della schiavitù, a chi è stato imbarcato nella stiva della nave negriera, per ridefinire il colonialismo come modo di abitare la terra e l’attuale sconvolgimento del pianeta come suo effetto diretto. Ponendo alla base della sfida ecologica la pluralità delle condizioni di vita e delle forme di oppressione che interessano gli esseri umani e non umani – i suoli, le piante e gli animali –, Ferdinand attraversa la letteratura caraibica e l’immaginario occidentale, il lessico delle comunità originarie delle Americhe e le pratiche degli schiavi fuggitivi. Solo prendendo coscienza di una storia comune, con al centro coloro ai quali «il mondo è stato rifiutato», è possibile immaginare di uscire dalla stiva e costruire un ponte di giustizia su una nave-mondo comune. esente dei suoni uditi, il passato di quelli ricordati, e il futuro di quelli immaginati.

    Malcom Ferdinand

    21.00
    Autore / Autrice : Malcom Ferdinand
    Editore : Tamu
    Anno : 2024
  • Pauline Oliveros

    Meditazioni sonore

    Versione Standard

    Pauline Oliveros

    Concepite come pratiche di gruppo, trasmesse oralmente durante innumerevoli incontri prima di essere fermate sulla carta, tramandate di bocca in bocca, di corpo in corpo, come una notizia che è fonte di gioia, le Meditazioni Sonore costituiscono il più corposo lascito scritto di Oliveros, e comprendono esercizi di improvvisazione collettiva, dialoghi ambientali, esperimenti di telepatia ed esperienze immersive in cui tutte le forme di energia concorrono a dissolvere in musica il confine tra interno ed esterno, tra il presente dei suoni uditi, il passato di quelli ricordati, e il futuro di quelli immaginati.

    Pauline Oliveros

    18.00
    Autore / Autrice : Pauline Oliveros
    Editore : Timeo
    Anno : 2024
  • Lorraine Daston

    Contro natura

    Versione Standard

    Lorraine Daston

    Prefazione di Paolo Pecere

    Da sempre – in ogni luogo, epoca e cultura – gli esseri umani hanno chiamato in causa la natura per avvalorare o difendere modelli sociali e principi morali diversissimi, spesso addirittura antitetici: il razzismo e i diritti umani universali, il darwinismo sociale e il dovere di mutuo sostegno, il sistema di caste e l’egalitarismo. Ma come si è giunti a far coincidere ciò che è «naturale» con ciò che è giusto e ciò che è «contro natura» con una deprecabile aberrazione morale? E come è possibile che le drastiche e irreversibili rivoluzioni nei costumi e nelle leggi – e le profonde riflessioni filosofiche e politiche che le hanno accompagnate – nulla abbiano potuto per sradicare l’umana tentazione, o necessità, di derivare un ordine morale da quello naturale? Per rispondere a queste domande Lorraine Daston analizza tre particolari tipi di ordine che ricorrono in tutta la tradizione filosofica occidentale – la natura delle specie, la natura dei luoghi e le leggi natura universali – scoprendo che, di fronte al sovvertimento di questi ordini, siamo travolti da emozioni altrettanto specifiche (e spesso violente): l’orrore, il terrore e lo stupore. Partendo da questa brillante cornice interpretativa, Daston ci conduce in un’avvincente indagine storica e filosofica che esplora la natura delle norme, il nostro coinvolgimento emotivo nelle violazioni dell’ordine morale e il nostro incessante bisogno di cercare nella natura la legittimazione delle nostre regole, e fornisce risposte altrettanto brillanti in grado di incastonare l’infinita mutevolezza delle norme nel quadro universale della normatività, e di riconciliare la finitezza della nostra ragione con quello sconfinato, variegato, versatile serbatoio di senso che chiamiamo «natura».

    Lorraine Daston

    15.00
    Autore / Autrice : Lorraine Daston
    Editore : Timeo
    Anno : 2024
  • Versione Standard

    Jérôme Sueur

    La “storia naturale del silenzio” raccontata da Jérôme Sueur è multiforme, articolata e segreta come il silenzio stesso. Viviamo immersi nella sonosfera, un paesaggio acustico di straordinaria varietà che include tutti i suoni terrestri, che siano immediatamente percepibili dal nostro orecchio umano o decrittabili solo con strumentazioni scientifiche: dai suoni “biotici” di origine animale e vegetale al concerto “geofonico” degli elementi naturali – onde marine, vento, effusioni magmatiche, vibrazioni telluriche. E a un certo punto della storia evolutiva del pianeta, si è aggiunta l’antropofonia: l’insieme di suoni prodotti dalla nostra specie in modo sempre più intrusivo, con la tecnofonia divenuta uno dei “flagelli dell’Antropocene”. In tutto questo, cos’è il silenzio, che forme assume, come e dove trovarlo? Qui il racconto si fa ancora più appassionante e, tracciando le frontiere sottili tra suoni e pause nel mondo animale, Sueur disegna la morfologia del silenzio naturale: assoluto (e, in realtà, impossibile), fisiologico, di morte o di sopravvivenza, amoroso-riproduttivo, di disciplina, di battaglia, di gruppo, di vuoto. Dall’universo sonoro delle barriere coralline ai canti delle balene, il silenzio è un’interpunzione necessaria del suono, come nel linguaggio musicale. In compagnia di Whitman, Thoreau, Cage e Beatles, oltre che di tutti gli scienziati che hanno decifrato questa storia nascosta, Sueur ci invita a scoprire le “firme acustiche dei paesaggi”, ad ascoltare i silenzi e, di tanto in tanto, a entrare noi stessi in uno stato di silenzio, per “tentare di ribilanciare l’equilibrio sonoro del mondo”.

    Jérôme Sueur

    18.90
    Autore / Autrice : Jérôme Sueur
    Editore : Nottetempo
    Anno : 2024
  • Versione Standard

    Il dio che danza racconta i viaggi dell’autore sulle tracce di un fenomeno antichissimo e universale: la trance da possessione indotta dalla danza e dalla musica. Nell’antica Grecia veniva praticata in nome di Dioniso, il “dio folle” di Omero. Ma Dioniso era anche “dispensatore di gioia”: il dio “che scioglie”, “che libera”, lasciando che la vita rompa i margini fragili dell’io e delle norme sociali.

    Il cammino di Paolo Pecere inizia dal tarantismo in Puglia, sulle orme di Ernesto de Martino, e, seguendo collegamenti storici e mitologici, prosegue in India Meridionale, dove nel theyyam gli dei entrano nel corpo dei danzatori, appartenenti alle caste piú basse. Approda poi in Pakistan, dove il pensiero scivaita teorizzava che “il sé è un danzatore” e i sufi vanno in estasi ruotando al ritmo della musica; in Africa, dove è possibile osservare le possessioni dello zâr e del vodu; infine in Brasile, dove il vodu, arrivato con la tratta degli schiavi, si affianca alle culture e ai culti indigeni, tra cui lo sciamanismo amazzonico. Nell’ultima tappa, New York, riemerge la questione che attraversa e guida tutto il percorso: che cosa resta di questo tipo di pratiche nel mondo odierno?

    Le antiche forme assumono oggi nuove funzioni: nel subcontinente indiano le danze estatiche veicolano tensioni religiose e sociali, in Africa e Brasile sostengono l’identità culturale di chi è stato colonizzato, negli Stati Uniti si accompagnano allo sviluppo della cultura lgtbq. Lo sciamanismo dell’Amazzonia, infine, diventa principio di resistenza contro la distruzione capitalistica della grande foresta.

    Paolo Pecere

    18.00
    Autore / Autrice : Paolo Pecere
    Editore : Nottetempo
    Anno : 2021